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| Come tutte le comunità rurali, anche Samugheo ha ricercato in passato l'autosufficienza, traendo gli oggetti essenziali della propria vita dalla natura circostante. Filatura e tessitura sono state così attività di grande importanza per l'economia locale, e alle donne era affidato il compito di 'vestire' la casa, gli uomini al lavoro, così come le ricorrenze religiose più importanti. Educate sin da piccole all'uso del telaio, le donne di Samugheo producevano infatti non solo il corredo nuziale, ma anche la biancheria domestica, preziose coperte, cappotti, calze e pantaloni per i loro uomini, le famose e indispensabili bisacce, e i costumi tradizionali per le cerimonie religiose. Una produzione che utilizzava le materie prime disponibili sul territorio (lino e lana, e le bacche necessarie a tingerle in colori diversi dal naturale), e che, esaurite le necessità domestiche, veniva venduta in occasione delle feste religiose, contribuendo così a diffondere le qualità tecniche ed estetiche dell'attività tessile samughese. Ma è dopo l'esplosione di notorietà dell'artigianato sardo degli anni '50 e '60 che Samugheo si trasforma in uno dei più famosi e qualificati centri di produzione tessile artigianale della regione. E l'abilità tecnica delle donne, insieme al loro repertorio di disegni e abbinamenti cromatici, sono oggi al servizio di tutti gli estimatori di manufatti artigianali, con la produzione di copriletti, cuscini, asciugamani, tende, stoffe e, in particolare, tappeti. |
Arazzo(anni Ottanta) in lana e cotone cm 150 x 95 tecnica: a pibiones disegno: colombe |
![]() «Su trigu» |
![]() Samugheo, filatrici, anni Venti |
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